Ottobre 2012, una puntata di Report in cui Antonio Di Pietro venne messo in difficoltà relativamente al suo patrimonio immobiliare, segnò di fatto l’inizio della sua parabola discendente dell’ex-magistrato.

Le elezioni politiche del febbraio 2013 hanno poi fatto il resto. L’ex pm (famoso per Mani Pulite) scelse di rinunciare a presentarsi con il suo partito per sostenere la lista Rivoluzione Civile, guidata dal candidato premier ed ex magistrato Antonio Ingroia. Tuttavia i risultati delle elezioni non diedero la possibilità a questa lista di superare le rispettive soglie di sbarramento per Camera e Senato, così Di Pietro rimase fuori dal Parlamento

A febbraio 2013 presentò le dimissioni da presidente dell’Italia dei Valori. Di Pietro affermò, però, di restare militante. Nel febbraio del 2014 annuncia la sua candidatura alle Elezioni europee di maggio non ottenendo, tuttavia, un risultato degno. Il 3 ottobre, poco prima del raduno nazionale di Sansepolcro, Di Pietro lascia definitivamente l’Idv partito che, nel 1998, aveva fondato proprio nella località toscana. La sua linea fortemente critica verso il governo Renzi venne sopraffatta da quella di Ignazio Messina, colui che lo ha sostituito alla segreteria del partito e che punta ad una robusta collaborazione con il Pd.

In molti vi chiederete: “Che fine ha fatto Antonio Di Pietro?”

che fine ha fatto antonio di pietroDopo essersi allontanato dal mondo della politica l’ex Pm è tornato alla vita rurale a Montenero Di Bisaccia ma evidentemente di fare il contadino s’è stufato presto.

 

Recentemente, infatti, Di Pietro ha espresso la volontà di scendere in campo in prima persona alle elezioni comunali di Milano che si terranno nella primavera del 2016 candidandosi a sindaco del capoluogo lombardo.

 

“Ho le mani impicciate col torchio per fare il vino. 13,3 gradi, una meraviglia! Buono il vino, per carità ma adesso basta fare il contadino, è tempo di tornare in pista!
Quando dico che voglio diventare sindaco di Milano, non parlo tanto per aprire la bocca. Pisapia è simpatico ma in città non serve un sindaco che sorride, serve un sindaco col pugno di ferro. La mia storia mi lega profondamente a Milano, che ha bisogno, ora più che mai, di pulirsi le mani.
Dopo oltre vent’anni i problemi e anche le persone sono le stesse e serve un archivio storico, qualcuno che conosca a fondo quel mondo politico ed economico”

 

Vedremo dunque se Tonino tornerà a breve a far parlare di se e riuscirà a conquistare la fascia tricolore del capoluogo lombardo.

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